L’occhio come un pallone mantiene la sua forma grazie ad una pressione che chiameremo TE (ossia tensione endoculare). Tale pressione è generata da un liquido, l’umore acqueo, che circola nell’occhio. Normalmente la TE è inferiore a 20-21 mmHg.
Il glaucoma è una malattia causata, in genere, dall’aumento della TE al di sopra dei valori normali.

CHE SINTOMI CAUSA?

image019Esistono molte forme di glaucoma. Il più frequente e subdolo è quello cronico detto anche ad angolo aperto. Questa forma di glaucoma colpisce le persone con età superiore ai 40 anni e inizialmente non dà nessun segno di se. In verità come è rappresentato nellafigura la pressione comporta la sofferenza della parte oculare del nervo ottico (dettapapilla) che diviene più escavata.
Il danno della papilla causa lentamente il restringimento del campo visivo impedendo la visione del mondo che si trova intorno al nostro centro di attenzione visiva.
Proprio perché spesso interessa maggiormente il centro di attenzione succede che lentamente la pressione alta continua a fare i suoi danni. Comunque, il restringimento del campo visivo alla lunga comporta un grave handicap creando serie difficoltà ad orientarsi e muoversi nello spazio giungendo nei casi estremi alla cecità completa.

 

Cosa si può fare? La risposta è semplice! Bisognerebbe controllare la propria TE dopo i 40 anni almeno una volta ogni 2 anni per fare una diagnosi precoce.

PUÒ CAUSARE DOLORE?

Esiste un glaucoma acuto, detto anche ad angolo chiuso che comporta un brusco aumento della PIO (pressione intraoculare). La pressione sale a valori elevati al punto tale da causare un forte dolore che si può estendere alla tempia e si può associare a sintomi generali quali il vomito. Spesso si associa un arrossamento oculare ed una visione anomala. Si tratta di una forma che compare dopo i 65 anni specialmente in soggetti molto ipermetropi che sono anatomicamente predisposti. Il medico oculista durante una visita di routine può prevedere tale rischio e consigliare un opportuno trattamento laser preventivo.

MISURARE LA PRESSIONE OCULARE

Ci sono vari apparecchi detti tonometri che consentono la misurazione della TE. I più diffusi richiedono l’uso di un collirio anestetico poiché devono sfiorare l’occhio per pochi attimi. Ci sono poi strumenti “a soffio” che non necessitano dell’uso di farmaci.
Poiché il glaucoma risente anche di aspetti ereditari è consigliabile fare un controllo più precoce e più frequente nei familiari di persone affette da glaucoma.

ESISTE UNA TERAPIA?

Il danno al nervo ottico causato dal glaucoma è irreversibile, si può solo cercare di arrestare l’evoluzione della malattia. Fortunatamente la ricerca ha portato a numerosi colliri capaci di abbassare la pressione oculare a livelli di normalità consentendo una stabilizzazione del quadro. Quando i farmaci non sono sufficienti si può ricorrere a trattamenti laser o, meglio ancora, alla chirurgia che mira a migliorare la circolazione dell’umore acqueo creando una specie di “valvola” per controllare la pressione oculare.

CAMPO VISIVO

Per la corretta misurazione della pressione intraoculare bisogna tenere sempre conto dello spessore corneale: la pachimetria, che utilizza una sonda ad ultrasuoni, ci permette di rilevare lo spessore centrale della cornea, che di norma è di circa 550 micron.
Uno spessore corneale superiore alla norma sovrastima la pressione intraoculare e uno spessore corneale inferiore alla norma, viceversa, lo sottostima.

CAMPO VISIVO

Indispensabile nel follow up della malattia glaucomatosa per quantificare il danno al nervo ottico, misura la porzione di spazio che il paziente è in grado di osservare, focalizzando lo sguardo davanti a sé. Ciò consente di quantificare la sensibilità retinica agli stimoli luminosi, rilevandone gli eventuali difetti assoluti e relativi.

OCT

I danni anatomici a carico del nervo ottico precedono quelli funzionali. La tomografia a coerenza ottica (OCT) permette di identificare danni al nervo ottico prima che compaiano difetti del campo visivo. Ci permette inoltre, nei glaucomi con campo visivo già alterato di studiare l’evoluzione della patologia non solo dal punto di vista funzionale, ma anche strutturale.